Si lo so… avrei dovuto intitolare questo post blog “Scusate il ritardo”, che è anche un po’ una delle mie frasi guida, invece ho lasciato il titolo originale, perché l’eco dei tre giorni a Firenze è ancora qui che a tratti mi stampa un sorriso improvviso in faccia. E quindi si il post vale doppio questa volta, anche perché 10 righe sarebbero state davvero strette.
Cosa è successo a Firenze dal 23 al 25 novembre?
Sono successe un sacco di cose e provo a riassumerne qualcuna.
Mi sono incontrata con gli Asics FrontRunner, in uno dei nostri consueti meeting, ma questa volta era speciale perché c’era anche la Maratona di Firenze la domenica e la staffetta benefica il sabato. Quindi un po’ abbiamo studiato, un po’ abbiamo corso, un po’ ci siamo agitati prima della gara, un po’ abbiamo passeggiato per Firenze. Insieme.
Sono quei giorni in cui il tempo sembra volare, le emozioni vengono amplificate, le priorità si invertono e io come al solito mi sento alternativamente onorata, inadeguata, fortunata, felice e malinconica.
Nell’altalena di sentimenti, le cose che vorrei tenere nella scatola dei ricordi sono più o mene queste.
I cuccioli e la forza delle mamme: primo meeting con cuccioli al seguito. C’erano Anna e Lorenzo, i bimbi rispettivamente di Alessia e Donata, nati pochi mesi fa. C’è sempre qualcosa di magico e miracoloso nei bimbi, nel loro essere fragili e insieme inarrestabili, dolcissimi e insieme sfinenti, ma questa volta a colpirmi sono state loro: le mamme. Radiose e determinate, già all’opera per tornare in forma. Senza nessuna scusa, che dopo il parto di scuse ne potresti avere a pacchi. Che esempio, grazie!
Firenze: è sempre stata per me una delle città del cuore, quella in cui mi sentivo immersa nel mio libro preferito (quello di storia dell’arte!), che giravo l’angolo e la bellezza mi arrivava in faccia come un bacio all’improvviso. Inaspettata e totale. Adoro Firenze, ho camminato a testa in su, mi sono immersa nei suoi panorami, orizzonti, scorci. Ho bevuto un drink (non lo facevo da non so quanti anni!) chiacchierando in inglese su una terrazza con piscina e di fronte avevo l’orizzonte di questa città magica. Per la cronaca eravamo allo Student Hotel, ci potete alloggiare, lavorare, prendere un aperitivo, comprare cose fighe. Andateci!
50 km sotto la pioggia: abbiamo corso e camminato. Tantissimo. l’App salute del mio IPhone ha contato più di 50 km. Mi alleno anche per questo, per poter vivere una vita normale, camminare a lungo, stare bene nonostante il mio corpo “a metà”. Menzione d’onore alle mie scarpe Asics, perché ciò che è nato per correre è perfetto per camminare. Ho corso i 7 km di staffetta con le mie Gel Kayano 25 e percorso i km a piedi con le Gel Cumulus 20 (credo che diventeranno le mie preferite) e le Dynaflyte 3 (perché il mio piedino inizia ad essere abbastanza allenato per reggere qualcosa di più leggero). Ah… tutti i 50 km fatti sotto la pioggia, dolori post week-end zero. Alla fine della fiera… una figata!
I vecchi amici Asics FrontRunner: io corro sempre sola per ovvie ragioni. Sono più lenta di tutti e la mia vita di mamma che lavora e vive lontana da possibili aiuti non mi consente di condividere gli spazi di allenamento con altri. Però amo la corsa, anche se la mia è sbilenca, e amo vedere quelli che corrono come gazzelle, salgono sul podio, si godono i risultati e non solo le endorfine di questa passione. Ormai ci vediamo regolarmente da un paio d’anni, iniziamo a conoscerci davvero. Sì, ci seguiamo sui social, ma ci abbracciamo in carne ed ossa e iniziamo ad apprezzare le sfumature, almeno per me è così. Sarà che mi sento sportivamente fuori dai giochi (e forse questo aiuta) ma mi sono davvero divertita a sostenere chi correva, ad ascoltare chi insegnava, ad apprezzare chi ha messo in piedi questa cosa. Perché adoro far parte di qualcosa di bello e di grande e questo movimento sta invadendo il pianeta a suon di #iomoveme! Francamente il fatto che sia anche un’operazione di marketing non rende le emozioni meno vere e le nostre corse meno autentiche. Siamo solo meglio attrezzati e meglio fotografati degli altri, ma sorrisi e sudore son sempre quelli!
“Dai che spiana!”: possiamo definirlo il grido di battaglia del week-end, urlato a gran voce da Sara (Taiocchi) al trentesimo di una maratona con 0 metri di dislivello, lei che è abituata ad arrampicarsi sulle sue montagne. Insomma… come dire… non prendiamoci troppo sul serio.
Le foto: tra gli onori di essere un’Asics FrontRunner c’è quello di essere fotografati dai migliori fotografi sportivi in circolazione. Due su tutti: il mitico Colombo nazionale e Andy. Colombo che bardato come un austronauta ci aspetta tutti al traguardo per ore sotto la pioggia incessante e Andy, che è ormai un amico, che si sdraia sull’asfalto bagnato come se fosse su una spiaggia caraibica, che per il nostro friday party indossa un giubbotto beige di velluto col pelo che solo un genio olandese come lui può. Adorabile.
I messaggi per essere efficaci devono partire ma devono soprattutto arrivare. Ecco, il nostro messaggio senza Andy, Colombo (ma anche Kevin!) sarebbe solo un sussurro sbiadito. Grazie a loro a volte è un grido di gioia, a volte il digrigno dei denti per la fatica, a volte un sorriso che illumina. Così perfetto e vero.
Il team: le cose belle e importanti non sono mai merito di una sola persona, o due… I progetti grandi sono il frutto del lavoro di tanti nella stessa direzione. Ognuno deve fare la sua parte. Ci deve essere qualcuno a metà tra il domatore e il santo (in Italia è Luca Conti!), qualcuno che ti difende, qualcuno che segue le direttive, qualcuno che pensa in grande, qualcuno che fa quadrare i conti, qualcuno che tira le fila. E poi ci siamo noi, con l’onore di seguire la nostra passione e di farlo da privilegiati.
Queste sono un po’ di cose che poi non sono tutte, perché vorrei parlare di Mares che ha fatto il suo PB in maratona, di Yuri con il suo entusiasmo contagioso, di Camilla che quando racconta le sue avventure da studentessa/impiegata fa sbellicare, di Edo che ha un sorriso che rimette al mondo, di Veronica che ne sa a pacchi di nutrizione ed è un piacere sentirla parlare, di Barbara che per tre giorni ha corso di qua e di là come una pallina del flipper. E poi c’è Stefano, sì lui Baldini, l’icona nazionale di questo sport, che dispensa consigli preziosi a tutti col sorriso sempre sulle labbra, che è sempre disponibile, che io proprio non so come si può essere così speciali. E poi… e poi c’è…
Bello essere un piccolo e sbilenco ingranaggio di questo grande gruppo di runner, bello pensare che qualcuno, magari un po’ goffo e sbilenco come me, possa cominciare a muoversi grazie a tutto questo. Bello davvero… così bello che ora esco a correre!









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